CARATTERE TIPOGRAFICO
Carattere tipografico (anche
tipo, dal greco typos, "impronta", "segno"), segno
grafico scolpito o intagliato in una forma da stampa e lasciato sul supporto
dopo l'impressione, o l'elemento rigido che lo porta inciso, utilizzato
insieme ad altri della medesima serie per comporre e stampare un testo.
Si chiama carattere anche la traccia che riproduce la forma e lo stile
di una lettera dell'alfabeto, un numero o un segno d'interpunzione della
medesima serie, lasciata attraverso procedimenti di stampa diversi da
quello delle matrici di piombo (fotografici, informatici o di altro tipo).
Nel XV secolo fu introdotta in Europa la tecnica della stampa a caratteri
mobili: le forme dei segni grafici utilizzati nella scrittura a mano
vennero intagliate a una a una su piccoli parallelepipedi di metallo,
chiamati punzoni. Tali punzoni erano poi montati su una matrice, che
poteva essere usata più volte per riprodurre la medesima lettera.
Si chiama occhio del carattere il segno grafico vero e proprio, che
si imprime con la stampa; dalle sue dimensioni dipendono l'ampiezza e
la dimensione del carattere, nonché la forza, o peso, cioè lo
spessore del tratto d'inchiostro (sottile corrisponde al cosiddetto "chiaro";
medio al "grassetto" o "neretto"; grosso produce
il "nerissimo"). L'altezza del corpo è la distanza fra
l'estremo superiore delle lettere ascendenti (ad esempio, h, l) e l'estremo
inferiore delle discendenti (g, p). L'unità di misura tipografica è il
punto, equivalente in Europa a 0,376 mm (0,351 mm negli Stati Uniti):
si parla pertanto di libri stampati in corpo 8 (punti), 10 (punti) ecc.
Lo stile, o font, è definito dalle “grazie” di una
serie di lettere (maiuscole e minuscole), di numeri e di segni d'interpunzione.
I primi tipografi del Rinascimento si ispirarono, per i caratteri a
stampa, alle scritture manuali usate ai loro tempi o nell'antichità classica.

Da allora a oggi sono stati inventati molti stili o font, anche se quelli
più diffusi sono poche decine. Alcuni caratteri fra i più usati
e apprezzati nell'editoria contemporanea – Garamond, Bodoni, Elzeviro,
Baskerville – riprendono stili inventati nei secoli passati. Si
deve allo stampatore italiano Aldo Manuzio (XV-XVI secolo) l'introduzione
del carattere corsivo, chiamato infatti "italico" in molti
paesi. Fra i caratteri disegnati nel Novecento, il più conosciuto è il
Times Roman, ideato nel 1923 per il quotidiano "The Times" di
Londra.
Attualmente, la straordinaria capacità di memorizzazione ed elaborazione
di dati digitali del computer, largamente impiegato nell'editoria, aprono
alla creatività dei disegnatori di caratteri spazi e possibilità un
tempo inimmaginabili.
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PER SAPERNE DI PIU':
Elenco ragionato di 40 caratteri
Caratteri Tipografici
Il
lettering
Studi sulla funzionalità e leggibilità dei caratteri a stampa
SCEGLIERE UN CARATTERE
I caratteri sono la voce delle parole e determinano il tono visivo del testo. Il buon esito della comunicazione tipografica dipende tanto dalla scelta del carattere quanto dall’utilizzo dello spazio e del layout. Nel decidere di accordare la preferenza a un carattere piuttosto che a un altro vanno presi in considerazione elementi quali valutazione visiva, adeguatezza all’obiettivo e stile.
Un esame approfondito delle caratteristiche di base dei diversi caratteri ricondotti ai vasti gruppi può agevolare la scelta. Un carattere può essere scelto specificatamente per rispecchiare ( o creare un contrasto con) il contenuto e il tenore del testo in rapporto allo spirito globale del progetto, avendo cura di evitare che entri in conflitto con il messaggio o prevalga su di esso.
Identificare l’obiettivo e il contesto – pubblicità, segnaletica, packaging, stampa, web o progetti multimediali, pubblico e luogo dove il testo sarà letto – contribuirà a influenzare la scelta di corpo, peso e stile del carattere.
Il carattere è usato per informare, divertire, fornire riferimenti, dare istruzioni oppure coinvolgere il lettore in altri modi.
Ognuno di questi contesti richiede un livello diverso di concentrazione e di velocità di lettura, due elementi da prendere in considerazione nella scelta del carattere. La segnaletica stradale, ad esempio, deve essere istantaneamente riconoscibile: usare un carattere decorativo potrebbe pericolosamente distrarre l’attenzione del conducente impegnato a decifrare l’informazione. La lettura può essere prolungata (nel caso di un libro), intermittente, (riviste, siti, web, packaging o pannelli per esposizioni) oppure focalizzata (un elenco di istruzioni o di fonti di consultazione), obbligatoria (ad esempio una avvertenza) o facoltativa (ad esempio una assunzione di responsabilità). La scelta del corpo, del peso e dello stile del carattere, oltre che del carattere stesso, va collegata alla velocità di lettura. Ad esempio, sarebbe controproducente comporre un testo di istruzioni in neretto piccolo con spaziatura ristretta: la difficoltà di lettura e di comprensione si ripercuoterebbe sull’atteggiamento di chi legge nei confronti dell’incarico.
In generale si ritiene che i caratteri con le grazie (serif), rispetto a quelli senza (sans serif), siano percepiti più agevolmente dall’occhio, che si stanca meno durante la lettura di testo lungo e continuo, ma non esistono regole ferree a questo proposito. Vale comunque la pena notare che raramente i romanzi sono composti in un carattere san serif. Il dibattito sui meriti relativi dei caratteri serif e sans serif sembra destinato a continuare.
I caratteri per i titoli sono concepiti per comporre poche parole e normalmente non sono adatti al testo continuo, per cui è preferibile limitare ai titoli l’uso dei caratteri ornati o eccentrici. È possibile ingrandire i caratteri per il testo a dimensioni da titolo, ma in questo modo si possono generare lettere dalle proporzioni distorte a discapito non solo dell’aspetto del carattere ma anche della leggibilità.
La maggior parte dei caratteri è disegnata in stile tondo (retto) e corsivo obliquo) a cui si aggiungono un altro peso o due (chiaro, grassetto ecc.). Altri caratteri hanno grandi famiglie di pesi, che vanno dal chiarissimo al nerissimo, e stili, che vanno dallo stretto al largo. Usare una grande famiglia classica di carattere come Univers (che conta ventidue varianti) può essere utile quando informazioni complesse necessitano di gradi diversi di enfasi; in questo modo si avrà la certezza che le variazioni di carattere funzioneranno bene sul piano stilistico.
Tratto da:
Guida alla grafica digitale
A cura di: Bob Gordon e Maggie Gordon
Edizione: LOGOS
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