UN MANIFESTO SENZA DIMENSIONI
Di Bruno Munari
Tratto da “Arte come mestiere”
Editori Laterza
Si può progettare un manifesto che abbia dimensioni illimitate,
sia in lunghezza che in altezza; un manifesto stampato in un unico formato
ma tale che dalla combinazione dei singoli elementi nasca un solo manifesto
di cento centimetri per centoquaranta, di quattrocento per settanta,
di duecento per duecentottanta, di trecentocinquanta per cento…?
Normalmente i manifesti vengono progettati come manifesto singolo, come
una cosa finita nelle sue dimensioni e normalmente vengono affissi sui
muri delle città a due, tre quattro alla volta, e anche più,
in fila, uno dopo l’altro. Succede talvolta che se il manifesto
non è progettato per la ripetizione affiancata, si verifichino
dei casi curiosi di combinazioni di forme: se, nel manifesto singolo,
da destra e da sinistra si affiancano due visi di profilo (come si è visto
recentemente), con la combinazione affiancata nascono delle figure bifronti,
non previste nella progettazione. Ogni elemento figurativo, facente parte
di un manifesto, tagliato dal margine di destra o di sinistra, è inevitabile
che si combini in modo strano quando i manifesti sono affiancati. Cosa
che non avviene col manifesto a immagine centrale.
Ma il principio per risolvere questo problema esiste già ed è messo
in pratica nella progettazione delle carte da pareti e nei disegni per
tessuti. In questo caso occorre che la destra sappia sempre quello che
c’è a sinistra e l’alto sappia quello che c’è in
basso. Ossia, se un elemento esce da destra deve combinare con l’elemento
che esce da sinistra, perché nella affissione continua orizzontale
il lato destro tocca il lato sinistro del manifesto vicino, eccetera.
E’ possibile quindi progettare, in certi casi, quando le esigenze
lo permettono, dei manifesti come se fossero dei motivi di carte da pareti,
manifesti senza limiti ma che, una volta combinati e affissi sui muri,
diventano un unico manifesto grande come si vuole.

Uno di questi esempi è il manifesto Campari, affisso accoppiato
sulle pareti della metropolitana. E’ difficile stabilire se è un
manifesto solo o due o più. Il fondo rosso li unisce, il motivo
della parola tagliata e ricomposta forma un gioco visivo continuo, le
diverse dimensioni del nome dànno effetti di profondità e
l’occhio scorre volentieri in ogni direzione attratto da questi
giochi di combinazioni (di solito nel desiderio del maligno di scoprire
qualche errore).
Questo manifesto raggiunge la sua efficacia di informazione anche se è intravisto
parzialmente, anche se gruppi di persone lo coprono parzialmente, anche
se visto di corsa dalla vettura del metrò. In questo caso la combinazione è soltanto
possibile in senso orizzontale, ma è evidente che, in altri casi,
si può ottenere anche la combinazione verticale assieme. Si può progettare
anche il motivo legante staccato dall’immagine pubblicitaria come
se, per esempio, si mettesse una mela rossa su di un fondo a scacchi
bianchi e neri o a righe orizzontali, oppure una fascia colorata col
nome del prodotto, eccetera.
Le due zone verticali ai limiti destro e sinistro di un manifesto sono
quindi delle zone da considerare particolarmente: possono servire come
zona neutra per staccare il manifesto dagli altri oppure come zona calcolata
per combinazioni moltiplicanti. Non si può certamente ignorare
questo fatto, nella progettazione di un manifesto, se non si vuole avere
strane sorprese, qualche volta controproducenti, al momento dell’affissione.
Ringrazio Enzo Cariello per aver concesso a graficainlinea
l ’autorizzazione
alla pubblicazione.
© 1966, 1972, Gius. Laterza & Figli
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