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TIPOGRAFIA
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TIPO LITO TUTTOSTAMPA SNC DI GIUSTI E TEODORANI STEFANO
Tutti i lavori di stampa
V. Destra Del Porto 19/21
47900 - RIMINI
Tel. e Fax 0541 23393 |
La tipografia (dal greco týpos impronta e gráphein scrivere) è la
tecnologia per produrre testi stampati usando matrici composte di caratteri
mobili o di lastre inchiostrate. Per estensione, indica anche l'officina
in cui tale attività viene esplicata, e l'attività artigianale
o industriale connessa.

L'attività tipografica si dispiega nell'esercizio di varie operazioni,
come ad esempio:
Il disegno dei caratteri tipografici.
L'impaginazione dei caratteri sulla pagina.
La stampa delle pagine.
Queste richiedono competenze non banali e scelte che possono essere assai
impegnative sul piano estetico-contenutistico, tanto da giustificare
il termine di arte tipografica.
L'invenzione della stampa a caratteri
mobili su carta è attribuita al tedesco Johann Gutenberg, seppure
sia probabile che già i cinesi utilizzassero in precedenza tecniche
simili e che, contemporaneamente a Gutenberg, anche stampatori tedeschi,
boemi, italiani e olandesi stessero lavorando nella stessa direzione.
In ogni caso, Gutenberg, in società con il banchiere Johann
Fust e l'incisore Peter Schöffer, stampa tra il 1448 e il 1454
a Magonza il primo libro con questa tecnica. Si tratta di una Bibbia
composta a 42 linee, che viene messa in vendita a Francoforte sul Meno
nel 1455.
La tecnica di Gutenberg consiste nell'allineare i tipi (piccoli prismi
metallici di sezione variabile, su ciascuno dei quali compare in rilievo
a rovescio un carattere) assemblandoli in linee, e unire queste creando
le pagine complete di testo. Ogni matrice relativa ad una pagina viene
quindi inchiostrata e successivamente stampata con un torchio pressore.
Inizialmente i tipi vengono tenuti solidali da fasce; per questo (dal
latino in cuna, cioè in culla, in fasce) si qualificano i libri
stampati dall'invenzione fino alla fine del 1400 con il termine incunaboli.
Grazie alla mobilità dei collaboratori di Gutenberg e Schöffer,
nell'arco di circa un decennio la nuova tecnica si diffonde nelle varie
città europee. In particolare, in Italia si registra nel 1464
la presenza di Arnold Pannartz e Konrad Sweynheym presso il monastero
di Subiaco e, successivamente, a Roma.
In Italia la nuova tecnica di stampa si diffonde rapidamente e, in particolare,
a Venezia i primi stampatori compaiono nel 1469 e portano la città a
diventare il più importante centro europeo del libro a stampa;
qui nella prima metà del Secolo XVI vengono prodotti quasi la
metà dei libri stampati in Italia. È proprio a Venezia
che nel 1501 Aldo Manuzio pubblica i suoi enchiridia (libri tascabili),
classici latini senza note e senza commento, realizzati con un nuovo
carattere corsivo disegnato da Francesco Griffo. Nel 1472 a Foligno (altro
importante centro tipografico agli albori della stampa) venne stampato
(dal tedesco Johannes Numeister e dal folignate Evangelista Mei) il primo
libro in Lingua italiana: La Divina Commedia
Se i primi incunaboli cercano di presentarsi, per forma dei caratteri,
disposizioni generale e uso di abbreviazioni, proprio come i manoscritti,
nel XVI secolo l'editoria comincia ad essere un'industria matura e si
sforza di affrancarsi dall'eredità del passato. Così le
righe si spaziano, i caratteri si riducono di dimensioni ("corpo"),
le abbreviazioni cadono in disuso e, in generale, la presentazione dei
testi mira quindi alla leggibilità. Così, nel '700, John
Baskerville, François Ambroise Didot e l'italiano Giovanni Bodoni,
che lavora alla stamperia ducale di Parma, introducono nuovi caratteri
ispirati a rigorose proporzioni geometriche.
Nel 1796, Aloys Senefelder introduce la litografia. Nel 1798, Nicolas
Louis Robert alle dipendenze della cartiera degli stampatori parigini
Didot, costruisce la "macchina continua", con la quale diviene
possibile fabbricare un nastro continuo di carta e incrementare in questo
modo la velocità di produzione. Nello stesso periodo, l'aumento
della richiesta porta all'introduzione della carta a base di pasta di
legno, in alternativa a quella prodotta dagli stracci, più costosi
e difficili da reperire. Purtroppo la nuova carta trattata chimicamente
risulta poco durevole: nel corso di pochi decenni tende ad ingiallire
e a sfaldarsi e molti testi stampati dall'inizio del XIX secolo minacciano
di ridursi in pezzi illeggibili. Con la Rivoluzione industriale del XIX
secolo anche lo sviluppo tecnologico della tipografia compie notevoli
progressi. All'inizio del secolo la pressa in legno, rimasta virtualmente
immutata dai tempi di Gutenberg, viene sostituita da matrici di metallo
e viene introdotta la stereotipia, cioè il procedimento di riproduzione
della forma della pagina composta mediante calco su lastra metallica
attraverso una pressione piana (tipografia a platina).
La prima pressa piano-cilindrica a vapore è realizzata nel 1814
da Friedrich Koenig e utilizzata nella stamperia del "Times" di
Londra; questa tecnica permette di aumentare la capacità di stampa
da 300 a 1100 copie all'ora. Sempre al "Times", viene introdotta
pochi anni dopo, nel 1828, la macchina "a quattro cilindri" verticali
realizzata da Augustus Applegath e Cowper, in grado di produrre oltre
5000 copie all'ora.
La produzione industriale della carta inizia alla metà del secolo.
La rotativa, in grado di stampare un nastro continuo di carta contemporaneamente
in bianca e volta, viene inventata da Hoe nel 1846. I primi esperimenti
di composizione meccanica portano nel 1886 alla realizzazione, da parte
dell'americano Ottmar Mergenthaler, della Linotype e successivamente
nel 1889 alla Monotype realizzata da Tolbert Lanston. La parte meccanica
delle tecnologia della stampa subirà poi solo piccoli cambiamenti,
fino all'introduzione della stampa off-set nel 1960.
La crescita degli strumenti informatici comporta profondi cambiamenti
anche alla tipografia e porta alla nascita, negli anni '70, della cosiddetta
editoria elettronica. Le grandi apparecchiature per la stampa industriale
vengono dotate di sistemi elettronici di controllo. Per la composizione
delle pagine vengono resi disponibili sistemi che consentono di redigere
da tastiera documenti che vengono automaticamente organizzati in linee
e pagine. Dato che il processo della impaginazione di testi tipograficamente
complessi richiede di procedere per tentativi, la composizione si avvale
di videoterminali sui quali si possono vedere rapidamente gli effetti
delle richieste del compositore. Con la diffusione del personal computer
negli anni '80 cresce fino a diventare prevalente il numero degli autori
che si occupano anche dei dettagli dell'impaginazione.
A partire dal 1985, con l'introduzione dell'Apple Macintosh e di programmi
come PageMaker nasce il Desktop Publishing, destinato a soppiantare tutti
i sistemi fino ad allora impiegati per la preparazioni dei documenti
da stampare.
Intorno al 1990, con la disponibilità delle piccole stampanti
da tavolo che si servono dei dispositivi ad aghi (in una prima fase),
a laser e a getto di inchiostro, si diffonde prima negli uffici e poi
nelle abitazioni, la pratica della stampa personale: con competenze relativamente
contenute i singoli utenti possono scrivere, comporre e stampare relazioni,
lettere, testi a tiratura limitata. Nella seconda parte degli anni '90,
con la disponibilità della Rete Globale, i documenti prodotti
elettronicamente possono essere distribuiti senza sostanziali limitazioni
di distanza fra autore e lettori. Naturalmente possono nascere complicazioni
dalle differenze di formato esistenti fra le varie piattaforme computeristiche:
queste però si cerca di contenerle con la definizione di standards
e vengono compensate dalla facilità d'utilizzo dei sistemi di
produzione rispetto alla stampa tradizionale, a caratteri mobili e dalla
possibilità di correzione e di riutilizzo dei documenti su supporto
digitale.
In ambito tipografico un carattere viene definito logotipo ed esistono
logotipi con gli aspetti più disparati. In informatica una famiglia
di logotipi viene invece denominata font, termine che viene anche italianizzato
in fonte. Anche dei font esistono molte diverse tipologie e varianti.
Queste sono contraddistinte da nomi specifici, taluni dovuti a ragioni
storiche (Bodoni, Helvetica, Sans serif, Garamond, Baskerville, Times,
Courier, ... ), altri di fantasia; questo è anche dovuto alla
brevettabilità delle fonts e alla opportunità per le aziende
del settore di dotarsi di proprie fonts contraddistinte da nomi diversi
da quelli che identificano fonts preesistenti lievemente diverse. Anche
la precisazione delle fonts nei diversi corpi vengono gestite con il
computer: in particolare da alcuni anni risulta relativamente facile
definire simboli speciali, dotati di forte impatto visivo.
Dei notevoli progressi per la tipografia elettronica sono derivati dalla
introduzione di linguaggi specifici. Negli anni dal 1975 al 1980 Donald
Knuth definisce e implementa il linguaggio TeX per la stampa di testi
matematici di alto livello tipografico e il linguaggio METAFONT per la
definizione di font in termini geometrici. LaTeX, una variante di TeX
attualmente più utilizzata dell'originario Plain TeX, viene usata
per le formule da Wikipedia. Negli stessi anni presso la Adobe viene
invece definito il linguaggio PostScript che ha come primo obiettivo
il controllo tramite microprocessore delle apparecchiature di stampa:
questo linguaggio diventa uno standard de facto e permette di convogliare
i processi di stampa avviati dai sistemi più diversi verso testi
PostScript in grado di governare una grande varietà di dispositivi
di stampa.
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