Antropologia culturale:
Pollock e le influenze indios
di Francesco Masetti


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- Introduzione:

Leggendo una biografia di Pollock e osservando alcune
opere sono chiare le influenze di vari movimenti artistici tra
cui quello Cubista, quello messicano dei muralisti, li
pensiero filosofico di Jung e il confronto con figure
significative della cultura internazionale. Ma quello che più
mi ha interessato è l'osservazione delle esperienze della
sua vita ovvero il convivere da bambino con tribù indiane d'
america e quindi l'ingresso nella sua pittura, più di qualsiasi
altro movimento o filosofia,
"Alcune persone vedono in alcuni miei dipinti un richiamo
all'arte e alla calligrafia indiana. Ma non è mia intenzione;
probabilmente è il risultato di ricordi e emozioni."

- Breve biografia :
Pollock nasce il 28 Gennaio 1912 e muore non ancora cinquantenne nel 1956 in un
incidente stradale in seguito a una profonda depressione e una forte dedizione all' alcool
che lo perseguitano nella sua breve e intensa vita. La giovinezza la trascorre in Wyomyng
luogo di nascita, in Arizona e California dove viene a contatto con la cultura indiana e con
i loro modi di vivere che gli lasceranno un forte imprinting in tutta la sua espressione
artistica. Trasferitosi a New york conosce persone fondamentali per la sua crescita
esuccesso, per primo Benton sue insegnante, poi il laboratorio delle tecniche moderne
dove viene a contatto con Siqueros Orozco e i muralisti messicani. Nel 1940 sposa Lee
Krasner che come un angelo custode lo segue e lo protegge, nel 1943 conosce Peggy
Guggenheim che lo sosterrà sempre anche nel periodo difficile e intenso, tra il 1945 e il
1950, della sua produzione artistica.

- Dripping energia mentale e fisica:
La vita di Pollock è stata una continua escalation di energia, la tecnica del Dripping che lo
ha reso famosissimo è solo l' apice di questa crescita interiore e esteriore, è curioso
provare a mettere insieme le tappe che hanno portato Pollock a utilizzare il dripping, per
farlo proverò a usare il metodo più facile che ho a disposizione, cioè l'analisi cronologica
dei suoi disegni.
Durante la fase degli schizzi giovanili (disegni a matita e gesso su carta) Pollock sembra
quasi accettare e rinnegare allo stesso tempo l' arte e le forme e le figure in posa ferma
danno un forte senso di dinamismo e movimento. Nel giro di qualche anno i suoi schizzi
cambiano radicalmente, il dinamismo e il chaos sono molto più evidenti, le forme diventano
quasi astratte, solamente intuibili tramite un collegamento al linguaggio informale. In breve i
suoi disegni si trasferiscono su tele di dimensioni sempre più grandi, i colori assumono un
significato importantissimo, lo spazio e il tempo vengono divisi, sezionati, e mescolati.
Infine nel 43 nasce la tecnica del drippinng, le tele sono di diversi metri sia in altezza che
in larghezza, le forme sono praticamente irriconoscibili, i suoi lavori diventano un gioco di
spazi vuoti e pieni, di colori caldi e freddi, di schizzi, macchie di vernice tridimensionali
gettate sulla tela, che danno vita e formano da sole il dipinto, colando, mischiandosi e
seccandosi. Nonostante le opere di Pollock vengano definite arte informale,in molte di esse
le forme richiamano soggetti reali, per esempio in “pali blu” del 1953 , nel chaos di linee
colorate sono ben evidenti i pali formati da linee violente di colore nero, oppure in “occhi
nel calore” del 1946 guardando attentamente si possono scorgere forme confuse e
amalgamate al fondo. Altre volte invece Pollock disegna forme antropomorfe, animalesche
o leggendarie e poi una volta raggiunto il proprio risultato le velava, le copriva con un
insieme di linee che rendevano invisibile il primo tratto.


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-Pollock e gli indiani.
Osservando alcuni comportamenti di Pollock molti sembrerebbero essere i collegamenti
con queste culture.
Pollock amava appoggiare le sue grandi tele per terra, e girarci intorno mentre dipingeva
per avere un rapporto più diretto con esso, per poter fare colare i colori e muoversi a ritmo,
come in un ballo indigeno e in evocazione di alcune tribù indiane quale il colare a terra e
dai pugni stretti gocce di sabbia colorata che descrivevano immagini rituali e narrative. Qui
si liberavano le energie vitali e la loro carica magica con l' arrivare della notte.
La sua casetta-laboratorio a Long Island è stato per un certo periodo il luogo dove
rintanarsi e creare. Così osservando l' Hogan, capanna in legno degli indiani Navajo con
un' unica apertura per fare entrare il sole da est e dentro spoglia, certamente a lui nota,
dove le famiglie indiane davano vita e crescevano i propri figli, l'ho confrontato con la sua
scelta di un luogo di protezione creativa. In realtà la casa di Pollock a Long Island ha più di
una finestra ma la struttura per alcuni versi ricorda quella della capanna Hogan, divisa in
due parti in altezza e con il tetto a triangolo e senza arredi interni dove lo spazio era
dedicato esclusivamente alla concentrazione creativa, ai suoi veri "figli".
La mia pittura non nasce sul cavalletto. Raramente, prima di mettermi a dipingere, tendo
le tele. Preferisco fissarle così, senza intelaiatura, sul muro o posarle per terra: ho bisogno
di una resistenza, di una superficie dura. Sul pavimento mi sento più a mio agio, mi sento
più vicino, più una parte del quadro, perché posso camminarci intorno, lavorarci dai
quattro lati, perché posso essere letteralmente dentro il quadro. E’ un po’ come il metodo
usato da certi indiani del West che dipingono con la sabbia… Pollock.
Quella di Pollock è una pittura rituale queste opere sono azione più che rappresentazione,
qui il suo gesto ci arriva come il regalo testimoniato di un frammento della sua vita.

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- Armonia o chaos?
Con il cuore colmo di vita e di amore camminerò.
Dal canto della notte Navajo.
Felice seguirò la mia strada.
Felice invocherò le grandi nuvole cariche d'acqua.
Felice invocherò la pioggia che placa la sete.
Felice invocherò i germogli sulle piante.
Felice invocherò polline in abbondanza.
Felice invocherò una coperta di rugiada.
Voglio muovermi nella bellezza e nell'armonia.
La bellezza e l'armonia siano davanti a me.
La bellezza e l'armonia siano dietro di me.
La bellezza e l'armonia siano sotto di me.
La bellezza e l'armonia siano sopra di me.
Che la bellezza e l'armonia siano ovunque, sul mio cammino.
Nella bellezza e nell'armonia tutto si compie.
Dal canto della Notte dei Navaho .
Quando Pollock dipingeva entrava in un mondo di emozioni intense che lo trascinavano e
trasportavano e solo alla fine del lavoro c'era lo stato di coscienza. Lo stesso Pollock
affermava infatti che mentre dipingeva non aveva coscienza di ciò che sarebbe stato il
risultato finale, ma aveva un grande legame con la tela entrava in lei in un rapporto
naturale di dare e avere, un rapporto di armonia, e solo nella perdita di contatto e solo
allora l' armonia cercata si trasformava in chaos.

La ricerca su Pollock è stata gentilmente concessa da:
Francesco Masetti
Studia Presso la L.UN.A (Libera università delle arti)
Collabora come Grafico per lo Studio Associato degli architetti Sandro Breschi e Barbara Montevecchi.
Per visitare il suo sito clicca
GoGeta


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