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L'ARTE DI PERSUADERE
Teorie, dinamiche e modelli della persuasione
di Giancarlo Signorini
PREFAZIONE
di Enzo Spaltro
Sviluppare il discorso della persuasione vuol dire trovarsi
di fronte al millenario problema del potere e dell’imposizione
dei pochi sui molti.
Bene ha fatto Giancarlo Signorini a proporre in questo volume
una sintetica e chiara esposizione del problema della persuasione
nella nuova ed ancora poco compresa società dell’abbondanza
e del benessere.
Così oggi, parlando di persuasione,ci troviamo anche di fronte
al problema del benessere e del desiderio dei molti nei confronti dei pochi.
L’idea di persuasione è in questo senso profondamente
cambiata negli ultimi tempi. Il far fare agli altri
quello che si vuole non è più una tecnica, ma un’arte,
quindi appartenente non più al mondo dell’etica, ma
a quello dell’estetica. Una volta non c’era tanto bisogno
di persuadere. Si imponeva: i pochi imponevano ai molti.
Era di moda il proverbio “chi sa fare una cosa la fa,
chi non la sa fare la insegna e chi non la sa insegnare la
comanda”. Oggi ci si accorge che l’ imposizione è troppo
costosa e che esistono delle modalità più “efficienti”
di persuadere. Persuadere sempre più spesso significa
paradossalmente far fare ai pochi quello che vogliono
i molti. Il consenso diventa una modalità più efficiente
di gestione delle risorse: umane e non.
Anche l’uso del malessere-benessere, della minaccia-promessa,
della paura-speranza come mezzo di persuasione
è profondamente cambiato negli ultimi decenni.
Un tempo il malessere era la più efficace arma di persuasione.
A dire il vero la cosa non ha mai smesso di essere usata.
Basta pensare all’uso in politica ed è stupefacente
vedere come anche oggi i più convinti sostenitori
del benessere trovino nel malessere, cioè nella minaccia
di malessere, la loro preferita modalità di gestire
il privilegio, cioè il loro benessere basato sul malessere
altrui. Qualcuno ha addirittura sostenuto che gli
uomini siano mossi non dal sentimento di giustizia, ma
da quello di privilegio cioè ingiustizia. E di questa visione
pessimista occorre tener conto quando si analizzano
i meccanismi di persuasione.
Questa concezione del potere, detta anche a somma
zero ha fatto dire a molti pseudo-rivoluzionari degli
anni settanta che era “meglio un autoritario dichiarato
che un manipolatore a doppio gioco”. Si preferiva cioè
l’imposizione alla persuasione. Questa idea del potere
tutto di un pezzo (ma anche dell’uomo tutto di un pezzo
unitario ed oggettivo) ha ostacolato lo sviluppo non
solo della negoziazione, considerata come detestabile
doppio gioco (non si possono “servire” due padroni!)
e non come ottimale modalità di gestire i conflitti, ma anche
della persuasione come modalità avanzata e consensuale
di gestire il potere. Oggi la persuasione è interessatamente
sospettata da alcuni come strapotere, ma pur sempre migliore
del potere totale dei tempi passati.
Quando Philip Slater dice che oggi assistiamo non alla
fine del mondo, ma alla fine di un’era, quella dell’ autoritarismo,
dobbiamo riconoscere nel grande sviluppo
delle tecniche e delle ideologie della persuasione un sintomo
importante di questo passaggio. Persuadere è
meglio che imporre.
Comunque. Quando Rollo May definisce il potere come
la modalità di realizzare o impedire i cambiamenti
ed individua nel piccolo gruppo l’origine e il teatro del
potere riconosciamo un’altra modalità di fine dell’auto-potere
riconosciamo un’altra modalità di fine dell’ autoritarismo.
Quando si parla di qualità del pot ere e si distingue
un potere a somma zero a tipo mors tua vita
mea da un potere a somma variabile cioè tale per cui un
mio sviluppo corrisponde ad un tuo sviluppo, cioè di tipo
cooperativo e non competitivo, si indica nella persuasione
una sempre più diversa forma di esercizio del potere.
Oggi questa forma di potere espressa con la persuasione
è in sempre maggiore sviluppo ed anche, nonostante
le contraddizioni e le paure, un processo fondamentale
per l’ innovazione ed il cambiamento nell’era dell’ autoritarismo.
Nonostante le paure e le strumentalizzazioni,
la persuasione sta così acquistando sempre
maggiori meriti innovativi, connessi con la qualità del potere
e col passaggio dal dominio con potere a somma
zero alla parità con potere a somma variabile.
Resta poi da dire che le attenzioni ai problemi della
persuasione, per quanto si possano concentrare soprattutto
sulla distribuzione e sui consumi, sui comportamenti
manageriali o politici, hanno campi immensi di
diffusione, se si pensa al problema della persuasione tra
uomo e donna, tra dirigente e dipendente, tra insegnante
ed allievo, tra medico e paziente.
L’uso della persuasione è oggi evidentemente un’affermazione
di soggettività ancora tutta da declinare. La
costruzione della realtà e l’invenzione del benessere
trovano nella persuasione uno strumento tecnico ed
ideologico, scientifico e mentale capace non solo di
convincere altri a fare quello che noi vogliamo, ma soprattutto
di negoziare con altri la creazione di nuove
forme di benessere e nuove opzioni di soggettività.
Per questi e per tanti altri motivi è preziosa la pubblicazione
di questo volume di Giancarlo Signorini, che
esprime con chiarezza e semplicità argomenti difficili e
controversi. Occorre fare attenzione a questa semplicità,
perché spesso si confonde la serietà con la complessità
e l’oscurità e si dimentica che, come dice
Edward De Bono, la creatività è frutto della semplicità.
Tutti coloro che si occupano di organizzazione, di distribuzione,
di politica e di socialità troveranno dalla lettura
di questo volume un supporto alle loro speranze
ed al loro modo di tentare di realizzarle persuadendo attivamente
e non aspettando passivamente l’ imposizione
propria o altrui.
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