LE INFLUENZE ARTISTICHE


FUTURISMO
anti-passativismo - architettura futurista - avvenire - caos - colore puro - continuità di forme - disprezzo della donna - elettricità - energia - forma-forza - gesto distruttivo - luce - linee dinamiche - macchine - manifesti - metropoli - militarismo - modernità - modo futurista - nazionalismo - parole in libertà - patriotismo - propaganda - pubblicità - rifiuto della decorazione - rotazioni - rumore - tecnologia - velocità - vitalità interna della materia

Movimento artistico italiano fondato dallo scrittore e letterato Filippo Tommaso Marinetti, che nel 1909 ne pubblicò il Manifesto sul quotidiano francese “Le Figaro”; programmaticamente rivolto a un pubblico di massa, interessò tutte le discipline artistiche, dalla letteratura alla pittura, dall’architettura alla musica. I futuristi rifiutavano la tradizione e si opponevano a ogni retaggio della cultura del passato, esaltando per contro la modernità nei suoi aspetti più caratteristici: la velocità, le macchine, le metropoli, i complessi industriali.

IL MANIFESTO DEL FUTURISMO

- Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
- Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
- La letteratura esaltò, fino ad oggi, l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno.
- Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.
- Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. - Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo...un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.
- Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
- Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
- Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
- Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!...Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri.
- Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
- Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore del liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
- Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
- Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta. E’ dall’Italia che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

I temi fondamentali del movimento, così come li espone Marinetti nel Manifesto del futurismo, sono:
- l’amore del pericolo
- l’abitudine all’energia
- il culto per il coraggio e l’audacia
- l’ammirazione per la velocità
- la lotta contro il passato ("noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie")
- l’esaltazione del movimento aggressivo (" l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno")
la guerra ("sola igiene del mondo").


La breve vita del movimento si concluse verso il 1914, anche se alcuni critici e storici dell’arte parlano di un secondo futurismo manifestatosi negli anni Trenta. L’esperienza italiana esercitò tuttavia una profonda influenza sulla vicenda creativa di molti artisti europei: ricordiamo in particolare:

Duchamp

Marcel Duchamp, Fernand Léger e Robert Delaunay in Francia, e in Russia i costruttivisti (come El Lissitskij e Vladimir Tatlin), Kazimir Malevič, Natalja Gončarova.

PITTURA

La pittura futurista ha molte analogie con il cubismo e qualche notevole differenza. Il cubismo scomponeva l’oggetto in varie immagini e poi le ricomponeva in una nuova rappresentazione. Il futurismo non intersecava diverse immagini della stessa cosa ma interseca direttamente diverse cose tra loro. Il risultato stilistico a cui si giungeva era, però, molto simile ed affine. Del resto, non bisogna dimenticare che gli artisti futuristi erano ben a conoscenza di ciò che il cubismo faceva in Francia. Non solo perché il futurismo nacque, di fatto, a Parigi con Marinetti, ma anche perché uno di loro, Gino Severini, viveva ed operava nella capitale francese.

Ciò che invece distingue principalmente i due movimenti fu soprattutto il diverso valore dato al tempo. Come detto, la dimensione temporale era già stata introdotta nella pittura dal cubismo. Ma si trattava di un tempo lento, fatto di osservazione, riflessione e meditazione. Il futurismo ha invece il culto del tempo veloce. Del dinamismo che agita tutto e deforma l’immagine delle cose.

È proprio la velocità il parametro estetico della modernità. Del resto il mito della velocità per il futurismo ha degli impeti quasi religiosi. Disse Marinetti in un suo scritto: «Se pregare vuol dire comunicare con la divinità, correre a grande velocità è una preghiera».

Nei quadri futuristi, la velocità si traduceva in linee di forza rette che davano l’idea della scia che lasciava un oggetto che correva a grande velocità. Mentre in altri quadri, soprattutto di Balla, la sensazione dinamica era ricercata come moltiplicazione di immagini messe in sequenza tra loro. Così che le innumerevoli gambe che compaiono su un suo quadro non appartengono a più persone, ma sempre alla stessa bambina vista nell’atto di correre («Bambina che corre sul balcone»).
Tratto da http://www.francescomorante.it/pag_3/310.htm
Nacque l’11 febbraio 1910 con la pubblicazione del Manifesto dei pittori futuristi, firmato da Umberto Boccioni

Giacomo Balla



seguito a breve distanza dal Manifesto tecnico della pittura. Nel 1912 si tenne a Parigi la prima mostra futurista: nelle opere esposte fu possibile individuare la direzione in cui si muoveva la ricerca espressiva del gruppo, che a partire da una base divisionista sviluppava una tendenza più generale ad annullare l'opposizione tra figura e ambiente e a rivedere lo stesso concetto di forma, non più ritratta nella sua fissità ma nel dinamismo del movimento. L’esposizione parigina costituì una svolta nella storia dei principali esponenti del movimento, che prima di allora avevano coniugato tematiche inedite con tecniche ancora in gran parte tradizionali: si vedano ad esempio due dipinti del 1910, La città che sale di Boccioni (New York, Museum of Modern Art) e Nuotatrici di Carrà (Carnegie Institute, Pittsburgh, Pennsylvania).Fondamentale per il processo di graduale definizione teorica e stilistica del futurismo pittorico fu la conoscenza delle opere di Picasso e dei cubisti, che diede l’impulso decisivo all’elaborazione di una tecnica all’altezza della poetica formulata, in grado di rendere il movimento dei corpi, la simultaneità degli eventi, la compenetrazione e la disgregazione degli spazi. In Materia di Boccioni (1912, Milano, collezione Mattioli), la composizione non rispetta più il principio d’ordine della profondità spaziale e delle proporzioni, ma risponde all’esigenza di rappresentare sul medesimo piano elementi della realtà oggettuale percepiti con la stessa intensità: il corpo possente della madre dell’autore appare così schiacciato e confuso tra i volumi delle case e degli oggetti che lo circondano. Quasi tutti i pittori futuristi si cimentarono nel tentativo di rappresentare contemporaneamente le diverse azioni e le successive posizioni di un soggetto in movimento, con risultati simili a quelli della fotografia stroboscopica o di una serie di scatti fotografici realizzati in rapida sequenza e stampati su una singola lastra. Si pensi, ad esempio, ai dipinti di Gino Severini Dinamismo di una danzatrice (1912, Milano, Pinacoteca di Brera), Geroglifico dinamico del Bal Tabarin (1912, Metropolitan Museum, New York), Il treno blindato (1915, collezione Zeisler, New York); e alle opere di Giacomo Balla (Rondini in volo, 1913, New York, Museum of Modern Art; Cane al guinzaglio, 1912, Albright-Knox Art Gallery, Buffalo), che nei suoi studi si ispirò alle ricerche di cronofotografia di Eadweard Muybridge ed Etienne-Jules Marey.

SCULTURA
Anche nell’ambito della scultura le ricerche dei futuristi si incentrarono sulla rappresentazione di oggetti e figure in movimento, o – con risultato sostanzialmente analogo – sulla resa della percezione dinamica di corpi fermi: universalmente noti, ed esemplificativi rispettivamente del primo e del secondo approccio, sono i due bronzi di Boccioni conservati nel Civico museo d’arte contemporanea di Milano, Forme uniche nella continuità dello spazio (1913) e Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912-13). Un’altra importante novità della scultura futurista fu il ricorso a materiali diversi in una singola opera: furono autori di sculture polimateriche Giacomo Balla e Fortunato Depero, che aderì al futurismo nel 1915. Questi due artisti crearono anche strutture mobili, anticipando certe soluzioni dell’arte cinetica (Complesso plastico colorato motorumorista, di Depero, 1915, Rovereto, Museo Depero).

ARCHITETTURA
Nel campo dell’architettura il futurismo trovò i massimi interpreti nelle figure di Antonio Sant’Elia e Mario Chiattone, autori di progetti visionari e monumentali volti alla costruzione di una “città nuova”: tali elaborati e avveniristici disegni, che in molti casi precorrevano alcuni esiti dell’architettura del dopoguerra, non furono tuttavia mai realizzati, anche a causa della morte precoce di Sant’Elia. Nel 1914 fu pubblicato il Manifesto dell’architettura futurista, nel quale si magnificavano le nuove tecnologie, si proponeva l’impiego di materiali nuovi e si auspicava la realizzazione di impianti di servizio e di trasporto come l’ascensore e la metropolitana; l’obiettivo era lo studio e la messa a punto di un’architettura funzionale e adeguata al tenore di vita moderno.

ARTI GRAFICHE, FOTOGRAFIA, MODA
Vivace e in continua trasformazione, il movimento futurista rinnovò l'arte italiana anche nei settori della grafica, nel quale si distinse la personalità di Fortunato Depero, e della fotografia, con gli esperimenti condotti da Anton Giulio Bragaglia. Nel 1913 Bragaglia presentò una raccolta di fotografie di soggetti in movimento (Fotodinamismo futurista), realizzate mediante un’esposizione prolungata: tra le stampe più significative, si ricordano lo Schiaffo (1913) e il Falegname che sega (1913). Grande attenzione fu data anche alla moda, che doveva testimoniare il nuovo stile di vita dinamico, “veloce”, proiettato verso il futuro: i futuristi propugnarono un abbigliamento di “cattivo gusto”, in contrapposizione al vecchio “buon gusto” borghese, disegnando abiti sorprendenti, fantasiosi, e soprattutto comodi e funzionali. La mise maschile prevedeva cravatte metalliche (quando non lampadine trasformate in cravatte), cappelli asimmetrici, giacche da sera con una manica cilindrica e l'altra a sezione quadrata, scarpe “dinamiche” (spaiate), e i celebri "modificanti", elementi applicabili con speciali bottoni in grado di cambiare taglio e aspetto dell’abito. Allo stesso modo gli abiti femminili, che pure includevano la cravatta, prevedevano asimmetrie e inconsuete combinazioni cromatiche e, come i cappelli e le borse, dovevano essere trasformabili. Venne introdotta inoltre la tuta (ne fu promotore Ernesto Thayaht), ideata in origine per il lavoro industriale, ma proposta anche quale confortevole capo di abbigliamento che avrebbe sostituito lo scomodo e costoso abito di moda.
Le prove più convincenti dell’abbigliamento futurista furono tuttavia quelle pensate per il palcoscenico: molto interessanti sono i costumi teatrali disegnati da Depero e da Enrico Prampolini.
Le idee futuriste sulla moda furono esposte nei manifesti Le vétement masculin futuriste (1914) di Balla, di cui esiste una variante in italiano dal titolo Il vestito antineutrale (fosforescente, “agilizzante”, interventista); e Ricostruzione futurista dell'universo 1915) di Balla e Depero. Gli abiti futuristi furono quasi sempre indossati dai loro creatori.

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