FONT


In tipografia, un font consiste in un set coordinato di caratteri. Solitamente contiene le lettere alfabetiche, numeri e segni di punteggiatura. I font esistono anche come ideogrammi e simboli (come ad esempio, formule matematiche o segni geografici).

Si potrebbe definire il design del carattere, nel suo senso più ampio, come una serie di regole di progetto (per esempio di stile, immagine o impressione) all'interno delle quali il progettista possa concepire ogni singolo carattere. Questa definizione permette inoltre l'aggiunta di nuovi caratteri a design preesistenti (per esempio con l'introduzione dell'euro).

L'arte di disegnare i font, chiamata type design, è un'occupazione del type designer.

Un font, dal francese medioevale fonte ovvero "(qualcosa che è stato) fuso", in riferimento ai caratteri prodotti per la stampa stampando il metallo fuso, consiste di una sere di glifi (immagini) rappresentando i caratteri appartenenti ad un particolare set di caratteri in un design particolare, e storicamente i font esistevano in dimensioni ben definite (l'altezza effettiva dei caratteri) e qualità, ovvero la quantità di ciascuna lettera presente. Il design di un dato carattere in un font teneva conto di tutti questi fattori. In seguito, a causa della maggiore disponibilità di design e delle maggiori richieste degli stampatori nei secoli, font di specifico peso (quanto scuro appare il testo, grassetto o leggero, per esempio) e con specifiche condizioni aggiuntive (generalmente "regolare", contrapposto ad "italico" e/o "condensato") hanno portato alla definizione di "famiglie di font", raccolte di design fra loro collegati che possono includere centinaia di stili.

Nella metà degli anni 70, tutte le maggiori tecnologie tipografiche, e i loro font, erano in uso, dal processo originale in pressa di Gutemberg, alle compositrici meccaniche in metallo, fotocompositrici manuali, fotocompositrici controllate da compute e le prime compositrici digitali (macchine massicce con piccoli processori e output su CRT). Dalla metà degli anni 80, data l'avanzata inarrestabile della tipografia digitale, è stato universalmente adottata la grafia americana font che oggigiorno quasi sempre indica un file contenente le sagome scalabili dei caratteri ("font digitali"), generalmente in un qualche formato comune. I progettisti di alcuni font, come il Microsoft Verdana, hanno ottimizzato il prodotto principalmente per l'uso su schermo.

I font digitali possono codificare l'immagine di ciascun carattere o come bitmap (in un font bitmap) o con una descrizione di levello superiore delle linee e delle curve che racchiudono uno spazio (un font outline anche noto come font vettoriale). Lo spazio definito da un font outline è poi riempito da un "rasterizzatore" che decide quali pixel sono "neri" e quali "bianchi". Questo processo è semplice alle alte risoluzioni, come sulle stampanti laser o sui sistemi tipografici di fascia alta, ma sullo schermo, dove ogni singolo pixel può far la differenza fra leggibilità e illeggibilità, i font digitali necessitano di informazioni aggiuntive per produrre bitmap leggibili nelle dimensioni più piccole. Oggigiorno i font digitali contengono anche dati rappresentanti la "tipografia" utilizzata per comporli, incluse le spaziature, i dati per la creazione dei caratteri accentati dai componenti, regole di sostituzione per la tipografia arabica e semplici legature come fl. I linguaggi di descrizione che fungono da formato per i font digitali includono PostScript, TrueType e OpenType. La gestione di questi formati (incluso il rasterizzatore) è presente nei sistemi operativi Microsoft e Apple Computer, nei prodotti Adobe e in quelli di diverse altre compagnie minori.

CARATTERISTICHE DEI FONT
I tipografi hanno derivato un completo vocabolario per descrivere e discutere l'aspetto dei caratteri. Qualche termine è applicabile solo ad alcuni sistemi di scrittura.

Si possono suddividere i font in due categorie principali: con o senza grazie (serif). I font con grazie hanno delle peculiari terminazioni alla fine dei tratti delle lettere. L'industria tipografica si riferisce ai font senza grazie come sans-serif (dal francese 'sans': 'senza') o anche grotesque (in tedesco grotesk). Vedere serif per l'etimologia.

Esiste una grande varietà sia fra i font serif che fra i sans-serif; entrambi i gruppi contengono font progettati per grandi quantità di corpo, e altri intesi come principalmente decorativi. La presenza o l'assenza di grazie è solo uno dei molti fattori nella scelta di un font.

I caratteri con grazie sono generalmente considerati più facili da leggere in lunghi passaggi che quelli senza. Gli studi al riguardo sono ambigui e suggeriscono che la maggior parte dell'effetto sia dovuta solo ad una maggiore familiarità ai caratteri con grazie. Come regola generale, i lavori stampati come libri e giornali usano quasi sempre font serif, almeno per il corpo del testo. I siti web non sono obbligati a specificare un font e possono semplicemente rispettare le preferenze dell'utente. Fra i siti che specificano il font, la maggior parte utilizzano un sans-serif moderno quale il Verdana dato che è opinione comune che, diversamente dal materiale stampato, sullo schermo del computer i caratteri senza grazie siano di migliore leggibilità a causa della loro minore risoluzione.

PROPORZIONALITA'

I font proporzionali sono generalmente considerati più attraenti e più facili da leggere e sono quindi i più comunemente utilizzati in materiale stampato pubblicato professionalmente. Per la stessa ragione, sono tipicamente utilizzati anche nelle GUI delle applicazioni per computer. Per questo molti font proporzionali contengono cifre di larghezza fissa in modo che le colonne di numeri possano essere allineate.

I font non proporzionali sono considerati migliori per alcune applicazioni, dato che i loro caratteri si allineano in colonne ordinate. La maggior parte delle macchine da scrivere non-elettroniche e dei display per computer a solo testo usano solo font non-proporzioanli. La maggior parte dei programmi per computer che hanno un'interfaccia basata su testo, come gli emulatori di terminale, sono configurati per usare solo font non-proporzionale. La maggior parte dei programmatori preferisce font a larghezza fissa.

L'ASCII art necessita di font non proporzionali per essere vista correttamente. In una pagina web i tag HTML <pre> </pre> specificano generalmente font non proporzionali. In LaTeX l'ambiente verbatim usa font non proporzionali.

I redattori leggono i manoscritti in font a larghezza fissa. Sono più semplici da correggere ed è considerato scortese inviare un manoscritto in font proporzionale.

DIMENSIONI
La maggior parte, se non tutti, i modi di scrittura condividono la nozione di una linea base: una linea orizzontale immaginaria su cui si appoggiano i caratteri. Talvolta parte dei glifi, la parte discendente, sta al di sotto della linea base. Similmente, la distanza tra la linea base e la cima del glifo più alto è chiamata ascesa. L'ascesa e la discesa non necessariamente includono lo spazio occupato da accenti o altri segni diacritici.
Nelle scritture latina, greca e cirillica, la distanza fra la linea base e la cima di un normale carattere minuscolo è chiamata altezza-x. La parte di glifo al di sopra è l'ascendente. L'altezza dell'ascendente può avere un effetto sostanziale sulla leggibilità e l'aspetto di un font. Il rapporto fra l'altezza-x e l'ascesa è spesso utilizzata per classificare i font.

FAMIGLIE DI FONT
Dato che è stata creata una quantità immensa di caratteri nei secoli, essi vengono comunemente categorizzate in famiglie, in base alla loro apparenza. Questa categorizzazione corrisponde vagamente con la loro evoluzione storica.
Inizialmente si possono suddividere fra maiuscoli, serif, sans-serif, e decorativi.
Gotico
I font maiuscoli, i primi utilizzati con l'invenzione della pressa da stampa, somigliano alla calligrafia maiuscola dell'epoca. Molti li chiamano script gotici.

Di tutti i maiuscoli, i Textualis (o gli Old English) assomigliano maggiormente alla Textura calligrafia usata nella copiatura manuale dei libri. Johannes Gutenberg incise un font textualis - includendo un gran numero di legature e abbreviazioni comune - quando stampò la sua bibbia da 42-linee.
I caratteri Schwabacher dominarono la germania all'incirca dal 1480 to 1530, e lo stile rimase in uso occasionalmente fino al ventesimo secolo. In particolare, tutti i lavori di Martin Lutero, che portarono alla riforma protestante, nonché l'apocalisse di Albrecht Dürer (1498) utilizzarono questo carattere. Johannes Bämler, uno stampatore di Augsburg, lo utilizzo per la prima volta probabilmente fin dal 1472. Le origini del nome non sono chiare; alcuni assumono che un incisore del villaggio di Schwabach - uno che lavorò esternamente e quindi rimase conosciuto come lo Schwabacher - progettò il carattere.
La famiglia Fraktur divenne la più nota fra i caratteri maiuscoli. Venne creata quando l'imperatore Massimiliano I (1493 - 1519) preparò una serie di libri e fece creare il nuovo carattere appositamente. Gli stampatori tedeschi utilizzarono estensivamente i caratteri Fraktur fino al veto nazista del 1942.

CON GRAZIE


I font con grazie, qualche volta chiamati romani, comprendono a loro volta quattro gruppi principali:
Rinascimentale o Garalde Oldstyle, con solo piccole differenze in spessore all'interno del glifo; questa categoria include i font Garamond e Palatino.
Baroque or Transizionale, dove lo spessore all'interno del glifo ha maggiore varietà; questa categoria include Baskerville e Times Roman.
Classicisti o Moderni, con la massima variazione di spessore all'interno del glifo. L'introduzione delle tecniche di fusione perfezionate alla metà del diciottesimo secolo permise tratti più fini e influenzò grandemente questi caratteri. La famiglia comprende il Bodoni e il Century Schoolbook.
Contemporanei, specialmente quelli intesi per scopi decorativi, sfuggono generalmente ad ogni classificazione. Per esempio i caratteri slab serif come il Rockwell sembrano appositamente artificiali, con forme quasi rettangolari.

SENZA GRAZIE


Il fenomeno tipografico dei sens-serif è relativamente recente nella storia della tipografia. Il cosiddetto "Egyptian", prodotto nel 1816 dalla fonderia di William Caslon in inghilterra ne sembra il primo esemplare. Sono generalmente utilizzati, ma non esclusivamente, per la tipografia da mettere in mostra, come per cartellonistica, titolazioni e altre situazioni in cui è necessario un chiaro significato senza la necessità di lunghe letture. Il testo delle pagine web offre un'eccezione: è generalmente in sans-serif poiché le grazie rendono i caratteri meno leggibili sullo schermo.

Per la classificazione i sans-serif di dividono grossolanamente in quattro gruppi principali:

Grotesques, i primi sans-serif, come il Grotesque o il Royal Gothic.

Neo-grotesques, design moderni quali lo Standard, lHelvetica, lArial, e lUnivers.

Humanist (Railway type di Edward Johnston, Gill Sans o Frutiger).

Geometrici (Futura o Spartan).

Altri sans-serif di uso comune sono Optima, Tahoma e Verdana.

Notare che in alcuni sans-serif I (I maiuscola) ed l (L minuscolo) sono esattamente identici! (Arial: Il). Verdana li mantiene appositamente distinti:Il, dato che la I maiuscola in Verdana, come eccezione, è munita di serif.

SCRIPT
I font Script simulano la calligrafia: Zapfino e Zapf Chancery ne sono esempi. Non si prestano molto bene a grandi quantità di corpo di testo, poiché l'occhio umano li trova più difficili da leggere rispetto a molti serif o sans-serif.

FONT ORIGINALI
Hanno generalmente forme di caratteri molto particolari e possono addirittura comprendere immagini di oggetti, animali o altro nel design. Hanno generalmente caratteristiche molto specifiche (per esempio, evocativi del Wild West, del natale, di film dell'orrore,...) e quindi uso molto limitato. Non sono adatti per il corpo del testo.

PI FONT
I PI font sono principalmente costituiti da pittogrammi come segni decorativi, orologi, simboli da orari ferroviari, numeri racchiusi in cerchi ed altro. Alcuni esempi sono lo Zapf dingbats, il Webdings e il Wingdings.

FONT DI SIMBOLI
Consistono di simboli e non da caratteri per il testo. Esempi ne sono lo Zapf Dingbats (un famoso font con diversi simboli vari) e il Sonata (un font per spartiti musicali).

FONT OPEN TYPE
I font OpenType usano un unico file di font sia per i computer Windows® che per i computer Macintosh®, cosicché i file possono essere trasferiti da una piattaforma all’altra senza problemi di sostituzione dei font o di impaginazione del testo. Possono includere alcune caratteristiche, come ornati o legature facoltative, non disponibili negli attuali font PostScript e TrueType.
Con i font OpenType, potete sostituire automaticamente glifi alternativi, come legature, maiuscoletto, frazioni e cifre proporzionali Oldstyle, all’interno del testo.
Font OpenType possono includere un set di caratteri espansi e funzioni di layout per un più ampio supporto linguistico e un maggiore controllo tipografico. I font OpenType di Adobe che supportano le lingue dell’Europa centrale (CE) hanno la parola “Pro” nel nome del font all’interno dei menu dei font dell’applicazione. I font OpenType che non supportano le lingue dell’Europa Centrale sono etichettate come “Standard” e hanno il suffisso “Std”. Tutti i font OpenType possono inoltre essere installati e usati assieme ai font PostScript Type 1 e TrueType.
(fonte: help Adobe)
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