(Bari 1901 - Milano 1953), caricaturista, cartellonista, illustratore
italiano. Si trasferì a Milano nel 1925.
Dopo qualche difficoltà iniziale la sua abilità grafica lo
aiuta ad essere assunto nello studio grafico Mauzan-Morzenti, dove inizia
a disegnare anche figurini e modelli d’abiti da donna. Subito impone
il suo stile personalissimo: le vetrine che espongono i suoi lavori sono
affollate dalle signore che ne decretano successo e notorietà. "La
Gazzetta del Mezzogiorno", in una nota del 13 giugno 1929 del corrispondente
milanese, faceva conoscere ai baresi quanto fosse diventato famoso il loro
concittadino, impostosi nel campo della moda.
Rispetto alla vita grama degli inizi milanesi le cose andavano meglio,
ma i suoi obiettivi erano altri. Per richiesta di Achille Mauzan che
si era trasferito e che rimarrà in sud America per molti anni,
decide di partire per l'Argentina, ma il soggiorno a Buenos Aires dura
poco. Gino Boccasile, Gi Bi come si firmava e come lo chiamavano gli
amici, aveva conosciuto la sua futura sposa, Alma Corsi, che gli avrebbe
dato 2 figli: Bruna e Giorgio. Subito dopo il rientro a Milano, riparte
per Parigi. Qui realizza alcune eccellenti copertine della rivista "Paris
Tabou” e gli viene dedicata una personale. Espone anche un paio
di quadri al Salon des Indèpendants nel 1932. Anche il soggiorno
nella capitale francese dura poco. Rientrato a Milano, costituisce con
l'amico Franco Aloi un’agenzia di pubblicità, la "Acta" in
Galleria del Corso, dando finalmente sfogo alla sua vena creativa, quell'incredibile
potenziale comunicativo di cui era dotato e che non avrebbe avuto pari.
La genialità del suo tratto, delle sue immagini, riuscivano ad
attrarre il frettoloso passante e a comunicargli in un attimo il messaggio
per cui erano state create. Una comunicazione visiva di pronta presa
con i personaggi che, ancora oggi, sembrano balzare, esplodere dal manifesto.
Forte di queste innate
qualità e della dura gavetta fatta, inizia
l’attività di grafico ed illustratore collaborando con i
periodici La Donna (1932), Dea e La Lettura (1934), Bertoldo (1936),
Il Milione (1938), L'Illustrazione del Medico (1939), Ecco, Settebello
e Il Dramma (1939) e disegnando molte copertine di libri per gli editori
Mondadori e Rizzoli. Per l’editore Mondatori illustra svariati
volumi della serie Romanzi della Palma e realizza le copertine dei Romanzi
di Cappa e Spada. Adesso è affermato illustratore, caricaturista
e cartellonista pubblicitario autodidatta, ma la popolarità arriva
con la Signorina Grandi Firme. La ragazza che apparve sulle copertine
dai toni rosa pastello della rivista Le Grandi Firme, periodico letterario
fondato e diretto da Pitigrilli (Dino Segre) e trasformato in rotocalco
settimanale da Cesare Zavattini (all'epoca direttore editoriale della
Mondadori) dopo la vendita della testata ad Arnoldo Mondadori. Tra i
collaboratori vi è Rino Albertarelli, il quale chiese all'amico
Gibì di realizzare un bozzetto per la copertina della nuova rivista.
Zavattini, appena visionata la creatura di Boccasile, si rende conto
di aver trovato quello che cercava. Dall'aprile 1937 al settembre 1938
(quando la testata fu soppressa dal governo) il successo fu davvero notevole,
la Signorina Grandi Firme entrò nel patrimonio culturale comune
degli italiani (l'omonima canzone ed un concorso la renderanno ancora
più popolare); il disegnatore riuscirà a disegnarne anche
qualche breve striscia umoristica prima della forzata interruzione.
Disegna, oltre alle copertine di Le Grandi Firme, manifesti
pubblicitari e cartoline per l'agricoltura, la tutela del risparmio,
il lavoro, le associazioni combattentistiche con persone di fattezze
forti, gioiose e vigorose tipiche del suo stile. Siamo ancora nel periodo
pacifico delle grandi riforme agrarie, delle imponenti bonifiche e della
volontà del regime di raggiungere l'autosufficienza alimentare:
i committenti sono le Compagnie Assicuratrici contro il pericolo di grandine
e incendio, le Casse rurali, le associazioni agricole.
Sicuramente Boccasile
in questo tipo di lavori ha da parte dei committenti meno libertà d’espressione che in quelli pubblicitari, ma
anche in questi lavori lascia il segno. Con lo scoppio del conflitto,
complice il Ministero della Guerra che lo designa grafico propagandista,
la sua opera si orienta verso la propaganda bellica: tocca a Gino Boccasile
disegnare i nostri combattenti, le nostre armi, le gesta dei soldati.
Dalle esaltanti vittorie iniziali alle prime dure sconfitte: il duca
D'Aosta, seppure con l'onore delle armi, deve porre fine all’eroica
resistenza all'Amba Alagi, e Boccasile gli dedica il manifesto "Ritorneremo".
Siamo nel 1942, le truppe italo-tedesche sono in marcia verso Mosca.
Viene pubblicata una serie di dodici cartoline a firma Boccasile che
descrivono le atrocità dei bolscevichi e le sofferenze del popolo
russo oppresso dal regime comunista: sono le cartoline più crude
dell’intera produzione di Boccasile.
A
Milano, dopo l'8 settembre, Boccasile non esita: aderisce alla Repubblica
Sociale Italiana ed ottiene un incarico presso l'ufficio propaganda.
Viene nominato tenente delle SS italiane e continua incessantemente a
produrre manifesti in uno studio protetto da militi armati. L’odio
cresce e la guerra civile divampa: Boccasile non ammorbidisce le sue
posizioni politiche ma anzi le radicalizza. I suoi manifesti parlano
da soli: nessuna pietà per traditori e ribelli, resistenza armata
all’invasore anglo-americano unico mezzo per riscattare l’onore
dell’Italia infangato dal tradimento. Sembra che sia lo stesso
Mussolini a volerlo al suo fianco negli anni della Repubblica Sociale
Italiana. In questo periodo i suoi manifesti divennero celebri icone
per l’Italia che non si era arresa e continuava a combattere. Si
racconta che il grande disegnatore abbia lavorato fino all'ultimo, con
i militi della SS italiana che facevano la guardia intorno alla stanza
in cui elaborava i suoi progetti.
Il ruolo di grafico della propaganda
bellica e politica ed il grado di ufficiale delle SS gli costeranno alla
fine della guerra un processo. Viene arrestato, incarcerato e processato
per collaborazionismo subendo, in seguito, l'epurazione e una sorta d’esilio editoriale. Assolto
per non aver commesso reati, resta emarginato per alcuni anni, molti
potenziali clienti hanno paura della sua firma. Riprende la sua attività dal
1946 soprattutto con la grafica pubblicitaria cambiando leggermente stile.
Disegna alcune cartoline per il nuovo MSI e per associazioni degli ex
combattenti ma anche disegni erotici molto espliciti per un editore inglese
e per l’editore francese Lisieux per il quale illustra “Teofilo
il satiro”. Anche dopo il Fascismo, Gino Boccasile disegnò l'Italia:
fu sempre lui, dopo aver avviato una sua agenzia di grafica, ad invadere
i muri delle città e delle campagne con le pubblicità di
quei giorni. Dal Formaggino Mio alla lama Bolzano, dal Ramazzotti alle
moto Bianchi, e poi ancora il dentifricio Chlorodont, le calzature Zenith,
la “Riunione adriatica di Sicurtà”, lo Yogurth Yomo,
i profumi Paglieri, lo shampoo Tricofilina, tutto era firmato Boccasile.
Oltre
alla produzione pubblicitaria (ebbe noie censorie a causa del manifesto
della Profumi Paglieri con una ragazza a seno nudo coperto in seguito
da un velo o da ghirlande), Boccasile disegnò per i
settimanali Incanto, Paradiso e La Signorina Sette, dove ripropose le
sue celebri bellezze femminili. Fra i suoi ultimi lavori sono da citare
la bellissima conchiglia con rosa realizzata per il Maggio di Bari del
1951. Morì prematuramente a Milano il 10 maggio 1952 per un attacco
di bronchite e pleurite, mentre stava illustrando Il Decamerone. Completato
da tavole di Albertarelli, Bertoletti, De Gaspari e Molino il capolavoro
di Boccaccio fu pubblicato dalle milanesi Edizioni d'Arte nel 1955. Della
morte dell’artista si accorsero in pochi e molti addirittura si
rallegrarono per quel lutto. Era uno straordinario artista del disegno
ma anche un dannato che aveva scelto la parte sbagliata ed era rimasto
fedele alle sue idee.