|
“Il segreto
di Albe era nella contentezza che metteva nel suo lavoro, divertendosi
come se giocasse. Nella contentezza che cercava continuamente di trasmettere
negli altri attraverso tutto ciò che faceva e diceva e con la
sola sua presenza. Un divertimento che non implicava affatto un atteggiamento
di distacco, anzi egli credeva nel suo lavoro con una serietà e
una passione assolute, in tutta la sua visione del mondo ; la sua morale
attiva, la sua passione pedagogica, il suo entusiasmo li esprimeva nel
suo lavoro”(Italo Calvino, Il segreto di A.Steiner,L’Unità,3
settembre 1974).
ALBE STEINER
(Milano 1913-1974), vive
un’infanzia
e una giovinezza segnate dalla violenza nazifascista. Ha undici anni
quando viene assassinato lo zio, Giacomo Matteotti. Alla morte del padre,
interrompe gli studi dopo il diploma di ragioneria per dedicarsi a una
professione, quella di grafico, che in Italia era appena agli inizi.
Risale agli anni trenta, in un clima culturale chiuso e ostile agli sviluppi
delle nuove esperienze artistiche europee, la sua conoscenza del costruttivismo
sovietico (El Lisitzkij) e del Bauhaus, degli astrattisti italiani (Soldati,
Licini, Radice, Fontana, Melotti, Veronesi) e dei più qualificati
grafici italiani e stranieri (Munari, Nizzoli, Schavinsky, Huber).
Accanto ai primi lavori nel settore del design, si collocano le sue ricerche
fotografiche e pittoriche. Collabora con lo “studio Boggeri” e
partecipa alla prima mostra grafica alla VII triennale (1940).

Si avvicina
al partito comunista e, con la moglie Lica, l’amico Salvatore Di
Benedetto e Elio Vittorini, svolge attività clandestina di informazione
e propaganda. Nei primi anni di guerra prosegue la sua affermata attività professionale,
legandosi al mondo dell’avanguardia culturale antifascista milanese,
sempre in contatto con le esperienze del movimento moderno (gli architetti
Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers, Pagano, Giolli, Albini, De Carlo,
i pittori e grafici Mucchi, Veronesi, Max Huber, Treccani, Birolli, Guttuso,
Sassu ecc.).
Dopo l’8 settembre 1943, i fascisti uccidono il padre (ebreo bulgaro
di origine spagnola) e altri familiari della moglie Lica riparati in
Italia per sfuggire alla deportazione. Albe Steiner partecipa alla Resistenza
prima organizzando recuperi e trasporti di armi, poi nelle file del battaglione
Valdossola. Perde il fratello Mino, anch’egli militante della Resistenza,
deportato a Mauthausen e al campo di lavoro di Ebensee , dove morirà nel
marzo del ’45.
Dopo la Liberazione, cura l’impostazione grafica del “Politecnico” di
Vittorini : “Parte integrante del discorso del ‘Politecnico’ era
la grafica che, dovuta ad Albe Steiner, mirava a proporre in modo nuovo
e originale il rapporto fra testi e immagine. L’alternanza dei ‘rossi’ e
dei ‘neri’, il richiamo a certe soluzioni delle avanguardie
russe post-rivoluzionarie, l’uso di fotografie per raccontare delle
storie, l’apertura ai fumetti, si basavano su una feconda intuizione
delle possibilità di impiego offerte dai materiali figurativi.
Vittorini assecondò la sensibilità di Steiner con il talento
del giornalista che era in lui... Di fatto, la grafica del ‘Politecnico’ fece
scuola, e non vi fu giornale progressista apparso sulla sua scia che
non si misurasse con quella impostazione” (Notizia su ‘Il
Politecnico’, scheda editoriale allegata alla ristampa, Einaudi,
Torino 1975).

Realizza inoltre per Einaudi la collana “Politecnico biblioteca”,
diretta da Vittorini, che pubblica fra il 1946 e il 1949 undici titoli,
da Dieci giorni che sconvolsero il mondo di John Reed a Ragazzo negro
di Richard Wright. Si reca con la famiglia in Messico dove collabora
(con Hannes Meyer , ex direttore del Bauhaus) alla campagna nazionale
per la costruzione di scuole e al Taller de grafica popular, officina
culturale creata da un gruppo di pittori (Leopoldo Mendez, Diego Rivera,
Alfaro Siqueiros) per la creazione di opere grafiche ispirate alla vita
politica e sociale del paese e destinate all’informazione e all’educazione
del popolo ; è anche addetto culturale della nostra ambasciata.
Di nuovo a Milano nel 1948, riprende la libera professione affiancata
dall’insegnamento alla Scuola Rinascita e dall’impegno politico-sociale.
Quest’ultimo si è tradotto da una parte nella realizzazione
di manifesti e opuscoli, nell’allestimento di mostre, stand e festival,
nell’impostazione grafica di gran parte della stampa della sinistra
italiana (l’Unità, Il Contemporaneo, Vie Nuove, Rinascita,
Movimento operaio, Rivista storica del socialismo, Studi storici, Tempi
moderni, Problemi del socialismo, L'Erba voglio, Mondo Operaio, Italia
contemporanea) ; dall’altra nella promozione di incontri, dibattiti
e strutture organizzative per un riconoscimento della grafica e del design
sul piano tecnico, professionale e politico - sindacale.

Questo manifesto fu eseguito da Albe Steiner per il concorso indetto
dal primo Comitato Internazionale per la Pace. Vinse il primo premio
della giuria internazionale a Vienna nel 1956 ma non fu mai pubblicato.
E’ presente con ricerche e proposte progettuali della comunicazione
visiva in tutti i più vivaci settori industriali, pubblicistici
e d’informazione dell’Italia del dopoguerra, e anche per
questa via ha avuto parte decisiva nell’aprire il nostro paese
a una moderna “cultura visiva”. In particolare, suo importante
contributo a tali sviluppi sono le mostre a tema, formula inventata da
Steiner per permettere la facile circolazione di idee politiche e culturali
con una minima spesa . Costante è la sua partecipazione alle iniziative
dell’Aned, dalle mostre della deportazione alla realizzazione del
museo-monumento per gli ex-deportati (Carpi,1964-73) . Collabora con
enti e istituzioni culturali come la Rai, il Piccolo Teatro, la Triennale
di Milano, il Teatro popolare italiano, Italia ’61, la Biennale
di Venezia . Impagina riviste tecniche e di settore, tra cui Edilizia
moderna, Studi teatrali, Stile Industria, Domus, Cinema nuovo, Architettura,
Interiors (USA).
Il suo maggior interesse è però rivolto all’editoria
libraria, con una chiara visione del posto che doveva occupare il grafico
nel processo di produzione del libro : un crocevia di operazioni e di
esigenze diverse, tra gli autori, gli illustratori, i direttori editoriali
e i redattori a monte, gli uffici di produzione, i tipografi, gli zincografi
e i legatori a valle. Con il compito di dare a tante voci una forma unitaria,
ma anche di far sentire tra quelle la propria voce, convergente con le
altre allo scopo comune, e insieme espressione di un contributo autonomo
cui doveva essere riconosciuta la dignità, almeno, di un alto
artigianato ( in Albe Steiner. Comunicazione visiva, Firenze, Alinari
1977).

Steiner muove da un’attenta analisi del rapporto fra contenuto,
destinazione e forma -legge tutti i libri che cura-, fissa le norme da
osservare nell’esecuzione pratica e usa le competenze tecniche
e gli strumenti grafici di cui dispone, applicando i criteri a lui abituali
della chiarezza e della semplicità, per raggiungere quell’equilibrio
della composizione che facilita la lettura e quindi la comprensione del
messaggio scritto. Le innovazioni introdotte da Steiner non comportavano
mai un maggior lavoro per redattori o tipografi, ma sempre qualche semplificazione
o l’eliminazione di operazioni superflue. Mirando a una maggiore
chiarezza del messaggio visivo otteneva nello stesso tempo una riduzione
di costi e una pagina...che risultava più bella (D.Insolera, cit.).
Per Einaudi cura, oltre a ‘Politecnico biblioteca’, le collane ‘I
gettoni’ -diretta da Vittorini- e ‘Collezione di teatro’ ;
progetta e realizza singoli volumi o collane per La Nuova Italia, Editori
Riuniti, Edizioni del Gallo, Sugar, Bompiani, Compagnia Edizioni Internazionali,
Vangelista.
Le collaborazioni più importanti sono quelle prestate a Feltrinelli
e Zanichelli. Consulente editoriale e art director presso Feltrinelli
dal 1955 (anno della fondazione) al 1965, cura l’impostazione grafica
delle varie collane compresa l’”Universale Economica”,
giudicata per la novità dell’impaginazione della copertina,
l’utilizzazione della fotografia alternata con la semplice scritta,
la disposizione eterodossa dei titoli...una delle pietre miliari nella
storia dell’editoria nostrana (G.Dorfles in Albe Steiner. Comunicazione
visiva, cit.). Per Zanichelli, dal 1960 al 1974, rinnova le edizioni
scolastiche, soprattutto i volumi a carattere scientifico , riconfermando
anche per questa via la passione pedagogica e il profondo interesse sempre
rivolto al mondo della scuola.
Fino al 1958 insegna infatti al Collegio Rinascita, dal 1959 alla morte è direttore
e insegnante di progettazione grafica della scuola del libro della Società Umanitaria:
in questo ruolo promuove nei primi anni settanta quel progetto di un
istituto superiore statale per le comunicazioni visive, che si concretizzerà con
la nascita dell’ITSOS, ospitato negli edifici dell’Umanitaria
di via Pace. Inoltre tiene corsi presso le università di Venezia
e Torino, e istituti superiori di Parma, Roma, Firenze e Urbino.
Muore improvvisamente presso Agrigento, il 17 agosto 1974.
Sulla sua tomba a Mergozzo un blocco di granito reca la scritta : “Albe
Steiner partigiano”.
(Questo testo è liberamente trattato da : Giorgio Margarini,
Albe Steiner (1913-1974), in Verbanus 9, 1988, pp.304-331 ; Albe Steiner,
Foto-grafia, ricerca e progetto , a cura di Lica Steiner e Mario Cresci,
Laterza 1990).
|